L’aftermarket italiano è resiliente ma deve essere pronto al cambiamento

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  • L'aftermarket italiano è resiliente ma dev'essere pronto al cambiamentoL’aftermarket italiano è resiliente ma dev’essere pronto al cambiamento.

    Nel corso di Autopromotec 2022 il salotto di Inforicambi ha ospitato Massimo Pellegrino, che ha confermato che l’aftermarket italiano è resiliente anche in contingenze difficili. Massimo Pellegrino, Commercial Manager IAM Italy & Malta in ZF, è da più di 10 anni nel gruppo Aftermarket di Anfia diventandone da pochi mesi il coordinatore: la sua visione del settore è quindi molto approfondita e prospettica.

     

    Quale sarà la mission del gruppo Aftermarket di Anfia?

    L’obiettivo è continuare nel solco di “quanto fatto finora durante il coordinamento di Paolo Vasone, sotto la cui guida il gruppo è passato da 32 a 72 aziende associate. Vogliamo supportare tutte le aziende, anche quelle non associate, e abbiamo aggiunto un’area a quelle già presenti, quella dedicata all’Aftermarket della nuova mobilità. Lo scopo e analizzare i trend e guidare il mercato in quello che è un nuovo modello di business, già presente e  in crescita nel prossimo futuro“.

     

    Si conferma che l’aftermaket italiano è resiliente?

    Massimo Pellegrino rileva che “gli ultimi dati completi sono del 2021 e sono molto positivi. Pubblicheremo altri dati a luglio ma in base a informazioni preliminari posso dire che l’aftermarket sta continuando a performare bene, migliorando un già buono 2021, l’anno del rimbalzo post Covid. Il II° semestre può soffrire per l’inflazione, che potrebbe falcidiare le capacità di spesa degli italiani ma le immatricolazioni che continuano a essere sottotono generano più manutenzione e riparazione per le auto usate e quindi fanno ben sperare“.

     

    Quindi abbiamo conferma che l’aftermaket italiano è resiliente: quali sono le famiglie di ricambi che stanno andando meglio?

    L’anno della pandemia ha generato un ‘evento batterie’ “legato al mancato utilizzo dell’automobile ma manutenzione e riparazione sono invece correlate all’uso e quindi le prospettive continuano ad essere buone, anche perché le persone hanno rivalutato i mezzi privati rispetto a quelli pubblici. Le famiglie più richieste sono i materiali di consumo: filtri, impianto frenante, frizioni, accensione/iniezione mentre appare sottotono il settore carrozzeria, dato che patente a punti e tutor ci hanno reso più virtuosi e gli ADAS rendono meno frequenti le collisioni“.

     

    Parlando di ricambi online le chiedo: questo business sarà più B2B o B2C?

    La risposta di Pellegrino fotografa il fatto che “avremo/abbiamo già un’ibridazione, dato che online si vendono molti pezzi la cui sostituzione non è alla portata del privato: essi sono comprati per conto del riparatore. Discorso diverso per spazzole tergicristallo, lampadine e simili che possono essere usati dai privati. Gli attori sono un po’ di tutti i tipi, dai distributori che lavorano con Amazon ai ricambisti che hanno un proprio portale: chi è ‘sul pezzo’ non può non essere online perché non considerare questo canale fa perdere opportunità“.

     

    L’aftermaket italiano è resiliente ma potrà continuare con la catena distributore/ricambista/officina o automobilista?

    L’idea di Massimo Pellegrino è che questo schema “è quello classico dell’aftermarket italiano, alla quale vanno però aggiunti i ‘canalizzatori’ quali flotte, assicurazioni e fornitori di servizi: player importanti e in grado di orientare significativamente la domanda. La catena del valore appare sotto pressione e questo favorisce sia le fusioni/acquisizioni sia varie ibridazioni, quali l’unione fra distributore e ricambista o la creazione di reti di ricambisti: pensare che ‘si è sempre fatto in un certo modo’ porta a errori importanti. Per le officine occorre considerare che ancora oggi si tratta di realtà fatte mediamente di 1 /2 persone: quando il titolare andrà in pensione quasi mai verrà rimpiazzato. Si diffonderanno ancor di più i centri multiservice, che non solo copriranno i vari rami – meccanica, cristalli, carrozzeria, pneumatici – ma erogheranno anche servizi quali revisioni, assicurazioni e persino vendite di veicoli“.

     

    L’aftermaket italiano è resiliente: lo sarà anche quando l’auto elettrica sarà più diffusa?

    Nello IAM Congress, importante evento che ha fatto parte degli eventi di Autopromotec 2022, si è discusso del tema, concludendo che la direttiva europea Fit for 55, così com’è, “è devastante perché mancano infrastrutture e l’energia per caricare le auto, con i prezzi dei veicoli che si preannunciano molto alti. Attualmente il circolante italiano conta solo il 2% di auto elettrificate e quindi il motore endotermico è e sarà saldamente presente per diversi anni ancora. Il futuro sarà però tendenzialmente delle auto elettriche che avranno meno componenti ma di questi molti saranno di tipo diverso. Anche quelli tradizionali cambieranno utilizzo: le sospensioni, per esempio, saranno più sollecitate per la massa superiore delle auto elettriche. Cambierà quindi anche il modo di riparare queste nuove automobili: la formazione non deve quindi riguardare soltanto la filiera che produrrà nuovi componenti – ci sono contributi e sostegni in tal senso – ma anche quella del post vendita“. La conclusione è quindi di soddisfazione nel dire che l’aftermaket italiano è resiliente ma occorre prendere atto che la sua struttura e le competenze di chi ci lavora sono destinate a mutare profondamente, un cambiamento che va gestito e non subìto.

    Nicodemo Angì