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venerdì, 23 Febbraio 2024
  • Filtro antiparticolato DPF: cosa sapere e come evitare i guasti

    Il filtro particolato è dedicalo ma i guasti DPF possono essere costosi

    Il particolato è molto nocivo ed è per questo che è stato introdotto un filtro specifico ma in caso di guasto DPF si rischiano danni costosi: ecco cosa si può fare per evitarli. Il Diesel Antiparticulate Filter – DPF è stato inserito nell’impianto di scarico a seguito dell’introduzione, nel 2009, della normativa sulle emissioni Euro 5 che ne ha reso l’adozione di fatto obbligatoria.

    Questo tecnologia ha dato qualche problema, sia perché all’epoca un po’ acerba sia perché molte automobili con motore diesel, molto efficiente e quindi dai bassi consumi, sono stati vendute senza un’adeguata informazione agli automobilisti, cosa che ha portato a diversi guasti DPF.

    Molti di loro non erano infatti nemmeno a conoscenza dell’esistenza del DPF nella loro auto, non ne conoscevano lo scopo e non erano al corrente di come mantenerlo correttamente, per esempio usando un olio che lo protegga.

    Come funziona il filtro e perché si può arrivare ai guasti DPF

    Per capire l’origine dei guasti DPF occore conoscere com’è fatto e le sue funzioni. Il filtro antiparticolato ha l’obiettivo di trattenere le particelle di polveri sottili per evitare che queste escano dall’impianto di scarico finendo poi nell’atmosfera. In maniera simile a quel che accade a qualsiasi filtro, con il tempo e l’utilizzo esso si intasa e deve essere “liberato” regolarmente per mantenere le sue prestazioni.

    L’operazione si chiama rigenerazione e prevede una serie di operazioni – per esempio la chiusura, anche parziale, della valvola EGR, il controllo della sovralimentazione in modo da avere una portata costante dei gas di scarico e l’effettuazione di post-iniezioni di gasolio – in modo da portare la temperatura del DPF oltre i 600°C in modo da bruciare le particelle trasformandole in anidride carbonica e ossido di Carbonio.

    Questo processo automatico avviene principalmente in autostrada ma se se ne trascura l’effettuazione si può incorrere in guasti DPF: per fortuna Eurorepar propone una gamma di ricambi molto estesa.

    Piccola guida dei guasti DPF

    Si è quindi capito che la rigenerazione, che si può effettuare anche in officina intervenendo con la diagnosi, si attiva camminando a velocità sostenuta e il più possibile costante: una condizione che è antitetica rispetto alla marcia in città, che impone frequenti brevi tragitti nei quali il motore non riesce a raggiungere la temperatura di esercizio ottimale. I veicoli dotati di DPF, come visto più sopra, devono utilizzare olio a basso contenuto di ceneri e a basso tenore di zolfo.

    Fonte di possibili guasti DPF sono problemi alla valvola EGR, che può essere bloccata o sporca contaminando il DPF con residui oleosi “bagnati” che danno una fuliggine densa.

    Stesso discorso per il turbocompressore danneggiato: l’olio trafila nello scarico e brucia investendo il iltro antiparticolato con un residui che lo possono intasare prematuramente.

    La strumentazione notifica all’automobilista la necessità di effettuare la rigenerazione ma non rispettando l’indicazione potrebbe attivarsi una modalità a potenza ridotta o il blocco completo del motore. Non fare la rigenerazione è il viatico per ottenere guasti DPF ma, se si arriva a questo punto, si può tentare la pulizia del filtro e, se non riesce, lo si deve cambiare con parti rigenerate o nuove.

    Ricordiamo che il DPF non va mai asportato – l’auto non sarebbe più conforme all’omologazione – e che un suo malfunzionamento può essere imputato anche ai sensori NOx.

    Nicodemo Angì

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